Lo
stress lavoro-correlato è causato da fattori diversi: il
contenuto del lavoro, l’inadeguata gestione
dell’organizzazione e
dell’ambiente di lavoro, le carenze nella comunicazione,
ecc.; in linea generale lo stress identifica una
condizione in cui l’individuo non si
sente in grado di corrispondere alle richieste o alle
aspettative dell’ambiente
I rischi psicosociali lavoro-correlati riguardano
alcuni aspetti della progettazione e della gestione del
lavoro ed i suoi contesti sociali ed organizzativi che
hanno in sè un potenziale tale da causare danni
psicosociali o fisici. Tali fenomeni sono spesso
multiformi e rappresentano una condizione di rischio
psicosociale che produce un danno psicologico; pertanto
tali fenomeni andrebbero considerati e discussi come il
risultato di un ambiente di lavoro carente da un punto di
vista psicosociale. Essi costituiscono una delle più
importanti sfide del mondo di oggi per la salute sul posto
di lavoro e per la sicurezza e sono strettamente correlati
a problemi quali stress correlato al lavoro e violenza,
vessazioni e mobbing sul luogo di lavoro.
Lo stress a sua volta è
generatore di:
·rischio sicurezza
(aumenta il rischio di incidenti sul lavoro);
·incremento dei
costi di produzione (il personale stressato lavora meno,
sbaglia di più, ha maggiori difficoltà nelle relazioni con
i colleghi, si ammala, ecc…).
La valutazione dello stress
lavoro-correlato e le successive eventuali misure per
prevenirlo, eliminarlo o ridurlo, rientra nel più generale
processo di valutazione di tutti i rischi ed è un compito
afferito al datore di lavoro, che deve coinvolgere i
lavoratori ed i referenti interni per la sicurezza. La
valutazione ed il documento che la rappresenta devono
essere attuate entro il 31 dicembre 2010.
La salute dei lavoratori
europei
Come riferito dalla European Foundation for the
Improvement of Living & Working Conditions (2007), lo
stress lavoro-correlato è tra le cause più comuni di
malattia riferito da oltre 40 milioni di lavoratori in
tutta la UE e si sottolinea come il 6% della forza lavoro
in EU sia stata esposta a violenza fisica, il 4% a
violenza da parte di altre persone e il 5% a episodi di
mobbing e/o molestie sul luogo di lavoro nel corso degli
ultimi 12 mesi. Il PRIMA-EF individua gli aspetti
principali e le varie fasi e fornisce delle linee guida di
buona pratica nella gestione del rischio psicosociale sul
luogo di lavoro; data la vastità dello scenario, il
PRIMA-EF tende a conciliare le diversità di approccio e di
cultura nei vari stati membri della UE e si rivela di
particolare utilità per le imprese come base di avvio
delle relative politiche, degli indicatori e dei piani di
azione per prevenire e gestire lo stress lavoro-correlato,
episodi di violenza, vessazioni e mobbing sul luogo di
lavoro.
ISTAT 2010: Il disagio
nelle relazioni lavorative
L'ILO (International Labour Organization) ha richiesto
a ciascun paese di preparare ed aggiornare regolarmente un
“profilo nazionale” ove sia sintetizzata la situazione
sulla salute e la sicurezza sul lavoro e i progressi fatti
verso la realizzazione di un ambiente lavorativo sano e
sicuro. L'ISTAT, tra vi vari rapporti prodotti, il 15
settembre 2010 ha pubblicato “IL DISAGIO NELLE RELAZIONI
LAVORATIVE”. Dei 29milioni 128mila lavoratori che nel
corso della loro vita lavorativa hanno avuto superiori o
colleghi o persone a loro sottoposte, il 9 % dichiara di
aver sofferto, nel corso della vita, vessazioni o
demansionamento o privazione dei compiti. Il 6,7 % ha
sperimentato una tale situazione negli ultimi tre anni e
il 4,3 % negli ultimi 12 mesi. A subire di più sono le
donne, con il 9,9 per cento nel corso della vita
La valutazione del rischio da stress
lavoro-correlato è parte integrante della
valutazione dei rischi in azienda (Testo
Unico su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) e
viene effettuata dal datore di lavoro
avvalendosi del Responsabile del Servizio di Prevenzione e
Protezione (RSPP) con il coinvolgimento del medico
competente, ove nominato, e previa consultazione del
Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS/RLST).
DVR: come effettuare la
valutazione del rischio stress lavoro correlato
Guida alla stesura del DVR, il
Documento di Valutazione Rischio stress lavoro-correlato:
un percorso articolato per fasi.
Stress lavoro – correlato
La valutazione del rischio da stress
lavoro-correlato è parte integrante della
valutazione dei rischi in azienda (Testo
Unico su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) e
viene effettuata dal datore di lavoro
avvalendosi del Responsabile del Servizio di Prevenzione
e Protezione (RSPP) con il coinvolgimento del medico
competente, ove nominato, e previa consultazione del
Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS/RLST).
L'obbligo di redazione del DVR -
Documento di Valutazione Rischio stress mira a
identificare le potenziali cause di stress e a
pianificare azioni preventive per tutelare i lavoratori
contro questa forma di malattia professionale.
Come effettuare la valutazione
in azienda
Per prima cosa, bisogna individuare cause ed
effetti. Come? Partendo dalle indicazioni
ufficiali fornite su sintomi e possibili fattori
scatenanti:
«la valutazione dei rischi deve essere effettuata
tenendo conto, tra l'altro, dei rischi da stress
lavoro–correlato, secondo i contenuti
dell'Accordo Europeo dell'8 ottobre 2004», che è stato
recepito dall'accordo
interconfederale (9 giugno 2008) in base al
quale lo stress lavoro – correlato è la «condizione che
può essere accompagnata da disturbi o
disfunzioni di natura fisica, psicologica o
sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui
non si sentono in grado di corrispondere alle
richieste o aspettative riposte in loro».
La
valutazione riguarda tutti i lavoratori,
compresi dirigenti e preposti, prendendo in
considerazione gruppi omogenei di
lavoratori (per mansioni svolte o partizioni
organizzative) che risultino esposti a rischi dello
stesso tipo, secondo una individuazione che ogni datore
di lavoro può autonomamente effettuare in ragione della
effettiva organizzazione aziendale.
Come redigere il DVR? Recentemente il
Ministero del Lavoro con lettera circolare n.15 del 18
novembre 2010 ha reso note le
indicazioni per la valutazione dello stress lavoro –
correlato approvate il 17 novembre 2010 dalla
Commissione consultiva permanente per la salute e
sicurezza sul lavoro.
Quali aziende sono interessate?
Potenzialmente, lo stress può riguardare ogni luogo di
lavoro ed ogni lavoratore, indipendentemente da
dimensioni dell'azienda, settore di attività, tipologia
del contratto o rapporto di lavoro; di conseguenza, la
valutazione del rischio deve essere effettuata in tutte
le imprese seppure a livelli differenti (con diversi
gradi di approfondimento), analizzando anche
l'organizzazione del lavoro potenzialmente più
pericolosa per la salute.
Chi valuta? Per l'intero processo, il
datore di lavoro deve avvalersi della collaborazione del
Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione,
del medico competente e del rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza. Risulta utile nei casi più
complessi coinvolgere anche il personale (lavoratori più
anziani ecc.) o esperti esterni (es. psicologo,
sociologo del lavoro).
Quali sono le fasi del processo di
valutazione? L'iter di valutazione del rischio stress
lavoro-correlato deve essere articolato in più
fasi tra loro collegate:
Raccolta informazioni
Indagine
Pianificazione interventi
Attuazione interventi
Monitoraggio
Verifica/Aggiornamento DVR
ESEMPIO
DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO
STRESS LAVORO - CORRELATO
Con l’emanazione del
D.Lgs. 9 Aprile 2008 n. 81 si ha che la contemplazione dei
rischi di natura psico-sociale trova pieno riconoscimento
e puntuale identificazione; in particolare viene reso
esplicito al datore di lavoro l’obbligo di valutare il
rischio “stress da lavoro”. L’articolo 28 comma 1 di detto
decreto stabilisce, infatti, che la valutazione dei rischi
“deve riguardare tutti i rischi per la salute e sicurezza
dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di
lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche
quelli collegati allo stress – lavoro correlato, secondo i
contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004.”
Nell’Accordo Europeo
siglato a Bruxelles l’8 ottobre del 2004 da CES-sindacato
Europeo; UNICE - confindustria europea; UEAPME -
associazione europea artigianato e PMI; CEEP –
associazione europea imprese partecipate dal pubblico
impiego e di interesse economico generale, e recepito
nell’accordo interconfederale del 9 giugno 2008, lo stress
viene definito come una condizione, accompagnata a
malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali,
che consegue dal fatto che le persone non si sentono in
grado di rispondere alle richieste o di essere all’altezza
delle aspettative. In pratica l’individuo può ben
adattarsi a reagire alle pressioni cui è sottoposto nel
breve termine, e questo può essere considerato anche
positivo, ma di fronte ad una esposizione prolungata a
forti pressioni egli avverte grosse difficoltà di
reazione. Inoltre i singoli individui possono reagire
differentemente ad una stessa situazione oppure reagire
diversamente a situazioni similari in momenti diversi
della propria vita. Lo stress quindi non è una malattia ma
una esposizione prolungata ad esso può ridurre
l’efficienza sul lavoro e causare problemi di salute.
Mac
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